Trasparenza

La trasparenza

Se c’è vera trasparenza non c’è possibilità di vertenza…in tribunale.

La trasparenza bancaria nasce con l’obiettivo di riequilibrare l’asimmetria informativa tra la banca – in qualità di operatore specializzato – e i suoi clienti, i quali non hanno gli stessi strumenti e conoscenze.

Negli ultimi anni, poi, la trasparenza è stata fatta propria e invocata dalle istituzioni pubbliche, senza distinzione di credo o di partito, quale portatrice di luce nei meandri oscuri della cosa pubblica. Oggi possiamo sapere quanto guadagna un parlamentare, i costi dei rimborsi, delle auto blu, la distribuzione dei finanziamenti pubblici ecc ecc.

Cos’è la trasparenza bancaria?

E’ un complesso di norme e di obblighi, in capo alla banca, finalizzate a rendere chiare e accessibili le informazioni necessarie al cliente prima di sottoscrivere un’obbligazione (conto corrente, prestito, mutuo…). La trasparenza non si esaurisce nella fase pre contrattuale; continua il suo operato nella fase di stipula del contratto e durante tutta la durata dello stesso fine alla fine.

Allora perché pare non funzionare?

La questione è culturale e siamo ben lontani da un sistema bancario che realmente vuole semplificare e condividere le informazioni con i propri clienti. D’altra parte il cliente deve smettere di pensare alla banca come un distributore di soldi a richiesta. Mi spiego meglio: a chi vuole un finanziamento…interessa solamente avere i soldi, non sapere se la banca li sta veramente erogando alle condizioni pattuite.

In sostanza la trasparenza non funziona perché non interessa veramente, prima di tutto ai clienti stessi!

D’altra parte, le banche ringraziano perché è proprio il disinteresse ciò che le rende forti.

Parlare di trasparenza vuol dire parlare di tutto. Per le banche entrano in gioco dinamiche commerciali; ad esempio indicare un #TAEG più basso di quello realmente applicato vuol dire essere più competitivi rispetto alla concorrenza. Per i clienti vuol dire pagare più di quanto avevano accettato.

Il danno economico derivante da questo comportamento scorretto sul singolo caso può essere minimizzato, da parte del cliente, come un leggero danno patrimoniale che non merita attenzione. Vi è mai capitato di andare al supermercato e mettere nel carrello un prodotto a 3,00 euro, arrivare in cassa e scoprire che era stato etichettato male e pagarlo 3,50 euro?

Il concetto è uguale, che si tratti dello yogurt al supermercato o del TAEG del mutuo: il disagio e la sensazione di essere stati fregati o presi in giro sono gli stessi; l’unica differenza è che lo stesso concetto in ambito bancario non viene percepito così.

Se allarghiamo lo sguardo oltre il singolo caso e lo moltiplichiamo per centinaia o migliaia di casi allora diventa chiaro come quel comportamento scorretto frutti guadagni illegittimi e di come il problema del singolo sia un problema di tutti.

Ogni adulto ha un conto corrente o ha sottoscritto un finanziamento per comprare il frigorifero, l’auto o la casa. Questo ci fa capire esattamente quanto la violazione della trasparenza sia un problema che coinvolge milioni di persone, diventando una questione sociale.

E’ arrivato il momento di dare dignità giuridica e culturale ad una materia, la trasparenza bancaria, che non può più essere relegata a semplice proclamo sulla bocca di tutti, perché questo comportamento scorretto del sistema bancario è innanzitutto una questione sociale che coinvolge milioni di consumatori.

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