Trasparenza

ABF: trasparenza mutui e leasing

Cos’è l’ABF?

L’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) è un sistema di risoluzione alternativa delle controversie (ADR) che possono sorgere tra i clienti e le banche e gli altri intermediari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari.

Rappresenta un’opportunità di tutela più semplice, rapida ed economica rispetto a quella offerta dal giudice ordinario.

L’art. 2 comma 3 del codice deontologico così recita: “Consapevoli della natura pubblica delle funzioni svolte e del rilievo dei propri compiti e responsabilità, essi tengono comportamenti tali da salvaguardare e promuovere la reputazione del Sistema stragiudiziale e la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti dello stesso.”

L’art. 7 comma 1 del regolamento di funzionamento dei collegi così recita: “Al Collegio spetta la decisione del ricorso. A tal fine procede alla valutazione della controversia sulla base della documentazione raccolta nell’ambito dell’istruttoria, tenendo conto di eventuali decisioni assunte in precedenza su fattispecie analoghe e applicando le previsioni di legge e regolamentari in materia, nonché gli eventuali codici di condotta ai quali l’intermediario aderisca.”

Nella pratica è così?

La realtà rispecchia solo parzialmente le intenzioni dell’ADR. Di recente, infatti, si sono verificati casi in cui i collegi nelle loro (non) decisioni, hanno fatto venir meno la fiducia nel sistema ADR, almeno da parte dello scrivente.

I casi in questione riguardano le decisioni sulla corretta applicazione della normativa di trasparenza sui contratti di mutuo e leasing.

Leasing

La normativa di trasparenza prevede che le società di leasing applichino il tasso leasing ai contratti di finanziamento. Il tasso leasing in contratto deve essere quello effettivo e non quello nominale.

Due sono i casi sottoposti all’attenzione dei collegi territoriali in merito alla violazione della normativa di trasparenza. In fatto in entrambi i casi il lessor hacontrattualizzato un tasso leasing “nominale” e applicato quello effettivo determinando un guadagno occulto da parte del lessor. In diritto il caso di specie rientra tipicamente nel comma 6 dell’art. 117 TUB :“Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati.“.

L’effetto giuridico domandato al collegio adito è stato quindi l’applicazione del comma 7 ovvero l’applicazione del tasso nominale minimo dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione.

Le (non) decisioni

Nel primo caso di violazione della trasparenza sul tasso leasing le motivazioni di rigetto sono state:

“La ricorrente lamenta l’applicazione di un tasso diverso da quello pattuito. Orbene, come più volte segnalato dai Collegi ABF, non è dato in questa sede svolgere consulenze tecniche sulla misura dei tassi o sulla corretta applicazione di criteri matematici. Giova soltanto segnalare come ciascuna delle parti faccia riferimento a due diversi modi di calcolo: l’una, al tasso di capitalizzazione semplice, in forza del quale (moltiplicando per 12) si ottiene una misura annuale pari al 5,971%; l’altra, al tasso in regime di capitalizzazione composta, dalla cui applicazione discende la misura annuale del 6,113%.
Non risulta in atti una violazione giuridicamente rilevabile della buona fede nelle trattative, sicché possa dirsi che la parte sia stata tratta in inganno o comunque siano state addebitate rate diverse da quelle previste nel piano di ammortamento.”

Osservazioni

Nessuno ha richiesto una consulenza al collegio! sono state prodotte perizie a dimostrazione del comportamento illecito della banca. Assumere come prova a favore della banca che non siano state addebitate rate diverse da quelle previste nel piano di ammortamento è un’assurdità. Infatti le rate del piano di ammortamento della banca sono state costruite sulla base di un tasso effettivamente applicato più alto, non certo quello di contratto, di fatto una prova a favore (del ricorrente) e non contraria!

Nel secondo caso, invece, il collegio ha così disposto:

“Quanto alle conseguenze da far discendere da un’errata indicazione del tasso leasing (differenza di 0,23 punti percentuale) si osserva quanto segue:
– la tesi prospettata dalla ricorrente (ovverosia l’applicazione del tasso minimo dei Bot come previsto dall’articolo 117 TUB) non pare essere corretta. La disposizione appena richiamata, infatti, prevede che sono nulle le clausole che prevedono un tasso più sfavorevole rispetto a quello pubblicizzato, ma non sembrano prevedere alcunché per le ipotesi – come quella in questione – in cui la banca applichi un tasso diverso rispetto a quello indicato in contratto.”

Osservazioni

Le motivazioni in questo secondo caso sono particolarmente contrastanti e illogiche. Il collegio riconosce l’applicazione di un tasso effettivamente maggiore di 0,23% rispetto a quello di contratto, ovvero il tipico comportamento tutelato dal comma 6° art 117 TUB, e subito dopo non riconosce che è un tasso più sfavorevole per il cliente ma semplicemente e vagamente diverso????????

Mutuo Ipotecario

La normativa di trasparenza prevede che nei contratti e documenti di sintesi venga pubblicizzato l’ISC 1)Indicatore Sintetico di Costo. Tale obbligo è confermato dalla prassi per cui i notai, nella stipula dell’atto, inseriscano tale indicatore.

Cos’è l’ISC?

L’ISC è stato introdotto, nell’ottobre 20032)delibera cicr 4 marzo 2003 n.286dalla disciplina sulla trasparenza che prevede che ogni contratto di mutuo includa tale indicatore. L’ISC è calcolato conformemente alla disciplina sul tasso annuo effettivo globale (TAEG).

La Banca d’Italia, nella sezione II, paragrafo 9, ne ha fornito la definizione stabilendo che: “il contratto e il documento di sintesi di cui al paragrafo 8 della presente sezione riportano un indicatore sintetico di costo (ISC), calcolato conformemente alla disciplina sul tasso annuo effettivo globale (TAEG) ai sensi dell’art. 122 del T.U. bancario e delle relative disposizioni di attuazione, quando hanno ad oggetto le seguenti categorie di operazioni indicate nell’allegato alla del. CICR 4 marzo 2003: mutui; altri finanziamenti

Quindi l’ISC è riportato nel documento di sintesi a fini pubblicitari comparativi e nel contratto ai fini della trasparenza

Occorre anzitutto evidenziare che l’ISC, a norma del paragrafo 9, sezione II delle Istruzioni della Banca d’Italia, deve essere riportato non solo nel documento di sintesi, ma anche nel contratto. Esso, dunque, e questa è una prima fondamentale distinzione, è contenuto nel contratto e, dovendo essere anche riportato nel documento di sintesi, costituisce una condizione principale del contratto.3)Tribunale di Cagliari, RG 4095/2013.

L’ISC, dunque, si pone in una duplice veste. Sia come strumento di pubblicità nella fase pre-contrattuale, e di qui l’inserimento nella sezione II delle Istruzioni, sia quale contenuto minimo e tipico del contratto previsto necessariamente dalla Banca d’Italia quale strumento di protezione del cliente in funzione di trasparenza delle condizioni economiche del contratto.
Tale duplice natura sembra essere rispecchiata anche dalla collocazione sistematica attribuita all’ISC nelle Istruzioni della Banca d’Italia. Come dianzi segnalato, l’ISC non viene citato tra gli “strumenti di pubblicità” nella premessa portata dal paragrafo 1 della sezione II mentre viene disciplinato dall’ultimo paragrafo della sezione II, che prelude alla sezione III, contenente appunto la disciplina del contenuto minimo e della forma del contratto.4)ibid

L’oggetto del ricorso era la contestata difformità tra ISC di contratto e quello realmente applicato, pienamente rientrante nell’art. 117 TUB comma 6. L’effetto giuridico domandato al collegio è stata l’applicazione del comma 7.

La (non) decisione

Dalle allegazioni delle parti, nonché dalla documentazione prodotta, non risulta possibile determinare se il TAEG indicato nel contratto sia o meno corretto.
Il ricorso non può essere dunque accolto. Si prende però atto che l’intermediario ha ammesso l’esistenza di errori, ancorché solo materiali, nei documenti predisposti ai fini della concessione del mutuo, e che si è impegnato a non pretendere più, sino all’esaurimento del rapporto contrattuale, le spese di incasso, oltre a restituire quanto già pagato a tale titolo, pari a € 200,00.

P.Q.M.

Il Collegio, tenuto conto di quanto affermato dall’intermediario con effetto vincolante, non accoglie nel resto il ricorso.

Osservazioni

Le motivazioni addotte dal collegio per rigettare le domande, nel caso di mutuo ipotecario,  non hanno bisogno di commenti se non per dire che agli atti è stato depositato l’atto di mutuo e allegati, nonché il calcolo dell’ ISC.

E’ palese la volontà di non decidere anche a fronte di ammissione di errore dell’intermediario resistente.

Conclusioni

Condividere con gli esperti della materia le decisioni citate ha il preciso scopo di interrogarsi (e spero accendere un proficuo confronto) sulla validità del sistema ABF. Ritengo improbabile che un cittadino o imprenditore “per tutelare la sua impresa” possa proporre un ricorso contro una banca in assenza delle competenze tecniche di un legale o un consulente.

Credo che ci si debba soffermare sul modus pensandi – le motivazioni – ancor prima del modus operandi, le decisioni.

Premesso che da un organismo vigilato da Banca d’Italia ci si aspetta una conoscenza specialistica delle norme e circolari che regolano il rapporto banca/cliente – e quindi la precisa identificazione dei comportamenti illegittimi – è evidente che ciò non accade per le materie succitate. Dall’attenta lettura della parte in DIRITTO delle decisioni, l’interpretazione giuridica dei fatti contestati al sistema bancario, ovvero il modus pensandi, non è aderente alla realtà.

Infatti le motivazioni addotte dai collegi per rigettare le domande, nei casi di leasing e mutuo in narrativa,  sono prive delle previsioni di legge – art 117 TUB comma 6 e 7 –  e regolamentari in materia – Istruzioni di Trasparenza di Banca d’Italia e delibere CICR pro tempore vigenti.

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p style=”text-align: justify;”>Sulla scorta delle recenti decisioni assunte dai collegi ritengo il sistema ABF non qualificato per domande di tale entità e importanza sociale. Dietro ogni ricorso c’è una realtà lavorativa e familiare che che merita maggior competenza e rispetto!

Note   [ + ]

1. Indicatore Sintetico di Costo
2. delibera cicr 4 marzo 2003 n.286
3. Tribunale di Cagliari, RG 4095/2013
4. ibid

6 pensieri su “ABF: trasparenza mutui e leasing

  1. Questa dei due contratti simili è, tra tutte le condizioni poste, la cosa più inaccettabile. Purtroppo però l’ABF non offre la possibilità di confrontarsi con gli utenti e/o gli esperti, i quali certamente potrebbero dimostrare che soprattutto questa condizione, tra quelle a favore della banca, così come è posta, è da ELIMINARE

    1. Su questo argomento ho fatto un articolo premonitore appena uscita la prima decisione del collegio di coordinamento. Condivido che sia da eliminare tale impostazione nella gestione del contenzioso presso l’ABF.

  2. Intanto mi preme esprimere miei complimenti. Ho appena scoperto il sito e posso dire che ci voleva, lo seguirò attentamente. Adesso un argomento (sinteticamente) di dibattito:
    Un altro punto di contrasto è quello che obbligherebbe le banche e finanziarie a indicare nei contratti non solo il TAN bensì il TAE, tasso annuo effettivo, considerato che in realtà tutti i mutui e finanziamenti vengono ammortizzati mensilmente o comunque in rate frazionate e mai annualmente, quindi perchè indicare solo il TAN quando il tasso applicato è di fatto il TAE. Su nessun mutuo e finanziamento viene tuttavia indicato il TAE. A mio avviso sono tutti irregolari e contestabili.

    1. La ringrazio per i complimenti.
      In merito alla pubblicità del TAE nei contratti condivido quanto detto. Le banche espongono il TAE in contratto solo per i contratti di conto corrente e non anche nei mutui e nel credito al consumo.

  3. vogliamo parlare delle ultimissime decisioni dell’ABF bologna in merito alla questione TAEG -assicurazione obbligatoria??? Come ampiamente previsto (dopo le decisioni del c. di coordinamento 16017-20-21) è bastato che l’istituto producesse due (ripeto DUE) contratti simili senza assicurazione perché il collegio dichiarasse la facoltatività delle polizze nel contratto oggetto del ricorso. Il tutto in pendenza di una indagine dell AGCM che sta indagando in merito!!!
    Vergognoso è dir poco.

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