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TAEG e assicurazioni sul credito imposte dalle banche ai consumatori

TAEG e assicurazioni sul credito imposte dalle banche ai consumatori

L’imposizione delle assicurazioni sul credito1)CPI Credit Protection Insurance, da parte di banche e finanziarie è un un elemento fondamentale per la corretta e trasparente determinazione del TAEG.

La corretta determinazione dell’indicatore di costo del finanziamento è un’informazione fondamentale nella formazione del consenso del creditore per accettare o meno il prestito. Viceversa – la non corretta determinazione del TAEG – sposta a favore della banca il sinallagma del contratto2)Il cosiddetto sinallagma genetico, relativo al momento della nascita delle obbligazioni corrispettive, si riassume che la causa dell’obbligazione di una parte è l’obbligazione dell’altra parte (e vicendevolmente per questa). Il riscontro di un vizio, anche eventualmente sopravvenuto, di una delle obbligazioni, fa venire meno la causa dell’obbligazione corrispettiva, che di conseguenza cessa di essere dovuto.

La relazione banca/cliente è regolamentata da leggi, codici e circolari che sono il punto di partenza per una corretta comprensione del comportamento indagato e i suoi effetti (vittimologici) sul cliente.

Normativa e circolari

Brevemente si richiama la normativa di riferimento.

Comportarsi secondo buona fede è un dovere a tutela di ambo le parti in ogni fase del rapporto contrattuale:

  • 1175 c.c. – comportamento secondo correttezza
  • 1337 c.c. – durante le trattative
  • 1375 c.c. – nell’esecuzione del contratto

La normativa specifica sul TAEG e le CPI è distinta in due periodi:

  • dal 1993 a febbraio 2011 la normativa di riferimento era molto chiara e lasciava poco margine a interpretazione 3)d.m. Tesoro 8 luglio 1992, art. 2, comma 3: “d) le spese per le assicurazionio garanzie, imposte dal creditore, intese ad assicurargli il rimborso totale o parziale del credito in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del consumatore”.
  • dopo febbraio 2011 con l’entrata in vigore delle Disposizioni della Banca d’Italia agosto 2009 4)così come modificate con provvedimento del 9 febbraio 2011 Disposizioni della Banca d’Italia su Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari le quali, alla sez. VII, punto 4.2.4, pubblicato in G.U. il 16 febbraio 2011. il legislatore ha pensato bene di vincolare l’inclusione delle polizze CPI, nel TAEG,  al concetto di obbligatorietà5)Art. 121 comma 2 TUB: Nel costo totale del credito sono inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, compresi i premi assicurativi, se la conclusione di un contratto avente ad oggetto tali servizi è un requisito per ottenere il credito, o per ottenerlo alle condizioni offerte.

Tra le circolari  è doveroso citare la 2003-03-04_-_Delibera_n._286 che introduce l’obbligo di pubblicità del TAEG anche per i mutui fondiari.

Il Capo due, del codice del consumo, all’art. 20 prevede il divieto delle pratiche commerciali scorrette.6)Art. 20. Le pratiche commerciali scorrette sono vietate. 1. Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori. 2. Le pratiche commerciali che, pur raggiungendo gruppi più ampi di consumatori, sono idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico solo di un gruppo di consumatori chiaramente individuabile, particolarmente vulnerabili alla pratica o al prodotto cui essa si riferisce a motivo della loro infermità mentale o fisica, della loro età o ingenuità, in un modo che il professionista poteva ragionevolmente prevedere, sono valutate nell’ottica del membro medio di tale gruppo. È fatta salva la pratica pubblicitaria comune e legittima consistente in dichiarazioni esagerate o in dichiarazioni che non sono destinate ad essere prese alla lettera. In particolare, sono scorrette le pratiche commerciali:a) ingannevoli di cui agli articoli 21, 22 e 23 o b) aggressive di cui agli articoli 24, 25 e 26. Gli articoli 23 e 26 riportano l’elenco delle pratiche commerciali, rispettivamente ingannevoli e aggressive, considerate in ogni caso scorrette (1) .(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.

Sinteticamente il disposto vieta qualsivoglia pratica idonea ad alterare il sinallagma contrattuale a sfavore del consumatore.

L’art. 21 comma 1 prevede quali comportamenti commerciali sono vietati:

fornire informazioni non vere;

presentare, prodotti o servizi, idonei a manipolare le decisioni di natura commerciale.

Il successivo art. 22 ritiene ingannevole anche l’omissione di informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno per la formazione del consenso al credito. L’art. 23 comma 1 t) prevede che è ingannevole: “comunicare informazioni inesatte sulle condizioni di mercato o sulla possibilità di ottenere il prodotto allo scopo d’indurre il consumatore all’acquisto a condizioni meno favorevoli di quelle normali di mercato;”

Il codice del consumo riconosce anche l’esistenza di pratiche commerciali aggressive all’art. 24.7)1. E’ considerata aggressiva una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie, coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o è idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o è idonea ad indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso (1). (1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.

Comportamenti del sistema bancario

Attraverso due casi pratici analizzeremo i comportamenti delle banche in merito all’imposizione delle polizze CPI abbinato al credito al consumo. In entrambi i casi sono state imposte le CPI, ma escluse dal calcolo del TAEG determinando un occultamento volontario del maggior costo del finanziamento.

Fino al 24 Febbraio 2011 8)tra le tante Decisione ABF 2600/2015                                 Dopo il 24 Febbraio 2011 9)tra le tante Decisione ABF 1430/2016

Anche i tribunali di Chieti, Cagliari e Napoli e Reggio Emilia confermano l’obbligo di pubblicità del TAEG e della sua corretta determinazione, estendendo giustamente gli obblighi di trasparenza anche ai clienti non consumatori.

Le metodologie di occultamento delle informazioni atte a spostare sulla banca erogante il sinallagma contrattuale sono le medesime applicate al credito al consumo.

Le decisioni ABF e i tribunali concordano nel sanzionare specifici comportamenti adottati dal sistema bancario che erano già stati indagati e rilevati pubblicamente dall’indagine degli organi di vigilanza.

L’IVASS e Banca d’Italia con provv. n. 2946 del 6 dicembre 2011 adottano delle disposizioni a tutela dei consumatori. Innanzitutto affronta il problema del conflitto di interessi – degli intermediari – nel far sottoscrivere le polizze CPI ai clienti imponendo il divieto di assumere contemporaneamente la qualifica di intermediari e beneficiari/vincolatari delle polizze assicurative offerte ai clienti

Il documento riassume anche le criticità osservate durante la fase di consultazione pubblica, che ha preceduto il provv. citato:

– le polizze abbinate a mutui e prestiti, sebbene non obbligatorie per legge o per contratto, sono di fatto imposte dalla banca e dagli intermediari finanziari al cliente quale condizione per accedere al mutuo o al prestito;

– le polizze sono vendute quasi esclusivamente in forma di premio unico, da pagare anticipatamente all’atto dell’accensione del mutuo o prestito. Il premio viene di norma aggiunto all’importo finanziato e le relative rate di restituzione vengono incluse in quelle complessive, producendo ulteriori interessi a beneficio della banca (o dell’intermediario finanziario);

– la banca (o l’intermediario finanziario) richiede al cliente di essere designata come beneficiaria o vincolataria delle prestazioni offerte dalla polizza, in modo da soddisfare interessi suoi propri, essenzialmente riconducibili:

  1. alla protezione della propria posizione creditoria nei confronti del cliente;
  2. alla immediata riscossione delle somme assicurate in caso di sinistro, senza necessità di procedure esecutive o altri adempimenti.

Inoltre, secondo quanto riportato dagli stessi commentatori, tale prassi consente alle banche di beneficiare di una riduzione del capitale di vigilanza richiesto dalla vigente normativa di settore; il requisito patrimoniale da soddisfare a fronte del rischio di credito risulta, infatti, inferiore quando i crediti della banca sono adeguatamente protetti;

– la banca (o l’intermediario finanziario) ottiene il soddisfacimento di tali interessi addossando il costo della polizza al cliente e richiedendo l’applicazione di provvigioni esorbitanti; ciò grazie ai rapporti partecipativi o commerciali in essere con le imprese di assicurazione, le quali definiscono in questi casi il prezzo finale della polizza secondo criteri non giustificati da ragioni tecniche, ma solo dall’applicazione delle predette provvigioni;

– a causa di tali politiche di prezzo, le polizze in abbinamento a mutui o prestiti, pur se offerte in forma “collettiva” – che normalmente consente al cliente di beneficiare di una riduzione di costi grazie alle economie di scala conseguibili – risultano paradossalmente molto più costose rispetto a quelle offerte in forma “individuale”; tali polizze distribuite da banche presentano aliquote provvigionali più elevate (44% con punte del 79%) rispetto a quelle distribuite dagli agenti (20%).

Conclusioni

Nella pubblicazione precedente sulla trasparenza bancaria è stato introdotto il concetto di asimmetria informativa 10)Fonte treccani.it: Condizione che si verifica nel mercato quando uno o più operatori dispongono di informazioni più precise di altri. In generale, interferisce con il buon funzionamento (➔ efficienza economica; mercato, fallimenti del) dei mercati, portando a situazioni di sotto utilizzazione delle risorse disponibili. L’a. i., infatti, può indurre l’operatore meglio informato a comportamenti opportunistici ➔ azzardo morale quale potere della banca sul cliente in grado di manipolare a suo favore il sinallagma contrattuale.

L’imposizione delle polizze CPI, quale esempio di comportamento del sistema bancario, a danno del patrimonio dei clienti passa attraverso le fasi sotto descritte.

La disponibilità delle informazioni permettono al sistema bancario di ricoprire il ruolo di parte forte della relazione banca/cliente; questa posizione di forza applicata alla normativa (di trasparenza) permette al sistema di interpretarla a suo esclusivo beneficio al fine di generare un profitto a tutti i costi. Questo comportamento viola non solo i principi di correttezza e buona fede, il TUB, ma anche le tutele del codice dei consumatori che ha espressamente previsto e tentato – invano – di impedire tali pratiche descritte dall’art. 20 al 23 del codice del consumo. Quest’ultimo infatti richiama sia le azioni (che omissioni) che le informazioni quali elementi di tutela specifica.

L’indagine ha evidenziato come l’intero sistema bancario si sia associato nell’applicare tali comportamenti ai clienti.

Il comportamento conseguenza della manipolazione è l’azione (o omissione); ovvero è la pratica di adattare i documenti di sintesi o secci in funzione dell’informazione manipolata (alcuni esempi Modulo Secci AgosModulo Secci CompassModulo Secci ConselModulo Secci Intesa , Modulo Secci FindomesticModulo Secci Santander).

L’effetto pratico di tali comportamenti sono il danno al patrimonio personale dei clienti. Il costo delle polizze imposte, pagate dai clienti, generano a costo zero per il sistema bancario due ricavi. In primis le provvigioni stornate dall’assicurazione alla banca. L’altro dagli interessi applicati al costo delle polizze; queste ultime infatti vengono sommate al capitale finanziato al cliente su cui viene applicato il tasso di interesse pattuito.

Nel singolo caso il beneficio per la banca o finanziaria parrebbe di poco conto, ma applicato a migliaia di contratti mensili i benefici per il sistema bancario e finanziario diventano rilevanti.

Visto dal punto di vista del cliente – che ricordiamo essere la parte debole – nell’ottica della vittimologia, il processo diretto a provocare un danno economico è detto “vittimizzazione primaria”, mentre il processo di ulteriore vittimizzazione “secondaria” è provocato dal procedimento giudiziario. La vittimizzazione secondaria è in forte crescita come dimostrano i dati sulle esecuzioni immobiliari in conseguenza dell’impossibilità di pagare le rate alla banca o finanziaria.

L’invito ad avvocati, consulenti tecnici e giudici, o collegi, è quello di ALLARGARE lo sguardo dal tecnicismo di turno – applicato dalla banca per il profitto a tutti i costi che parrebbe di poco conto – all’applicazione dello stesso a tutta la clientela possibile e agli effetti sulla stabilità della società e del mercato del credito.

Note   [ + ]

1. CPI Credit Protection Insurance
2. Il cosiddetto sinallagma genetico, relativo al momento della nascita delle obbligazioni corrispettive, si riassume che la causa dell’obbligazione di una parte è l’obbligazione dell’altra parte (e vicendevolmente per questa). Il riscontro di un vizio, anche eventualmente sopravvenuto, di una delle obbligazioni, fa venire meno la causa dell’obbligazione corrispettiva, che di conseguenza cessa di essere dovuto
3. d.m. Tesoro 8 luglio 1992, art. 2, comma 3: “d) le spese per le assicurazionio garanzie, imposte dal creditore, intese ad assicurargli il rimborso totale o parziale del credito in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del consumatore”.
4. così come modificate con provvedimento del 9 febbraio 2011 Disposizioni della Banca d’Italia su Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari le quali, alla sez. VII, punto 4.2.4, pubblicato in G.U. il 16 febbraio 2011.
5. Art. 121 comma 2 TUB: Nel costo totale del credito sono inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, compresi i premi assicurativi, se la conclusione di un contratto avente ad oggetto tali servizi è un requisito per ottenere il credito, o per ottenerlo alle condizioni offerte
6. Art. 20. Le pratiche commerciali scorrette sono vietate. 1. Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori. 2. Le pratiche commerciali che, pur raggiungendo gruppi più ampi di consumatori, sono idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico solo di un gruppo di consumatori chiaramente individuabile, particolarmente vulnerabili alla pratica o al prodotto cui essa si riferisce a motivo della loro infermità mentale o fisica, della loro età o ingenuità, in un modo che il professionista poteva ragionevolmente prevedere, sono valutate nell’ottica del membro medio di tale gruppo. È fatta salva la pratica pubblicitaria comune e legittima consistente in dichiarazioni esagerate o in dichiarazioni che non sono destinate ad essere prese alla lettera. In particolare, sono scorrette le pratiche commerciali:a) ingannevoli di cui agli articoli 21, 22 e 23 o b) aggressive di cui agli articoli 24, 25 e 26. Gli articoli 23 e 26 riportano l’elenco delle pratiche commerciali, rispettivamente ingannevoli e aggressive, considerate in ogni caso scorrette (1) .(1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
7. 1. E’ considerata aggressiva una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie, coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o è idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o è idonea ad indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso (1). (1) Articolo sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
8. tra le tante Decisione ABF 2600/2015
9. tra le tante Decisione ABF 1430/2016
10. Fonte treccani.it: Condizione che si verifica nel mercato quando uno o più operatori dispongono di informazioni più precise di altri. In generale, interferisce con il buon funzionamento (➔ efficienza economica; mercato, fallimenti del) dei mercati, portando a situazioni di sotto utilizzazione delle risorse disponibili. L’a. i., infatti, può indurre l’operatore meglio informato a comportamenti opportunistici ➔ azzardo morale

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