ArticoliTrasparenza

L’ANTITRUST interviene nella pratica scorretta delle polizze a tutela del credito

lente1

L’Antitrust1)Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con comunicato stampa del 18 aprile 2018 su segnalazione IVASS ha avviato due procedimenti procedimenti istruttori contro Agos Ducato SpA e la compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Vita, Cardif Assurance Vie s.a, e contro Findomestic Banca S.p.A. e la compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Danni, CardifAssurancesRisquesDivers s.a..

Secondo l’ipotesi istruttoria, Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A. avrebbero condizionato, di fatto, la concessione a favore dei consumatori di prestiti personali alla sottoscrizione da parte degli stessi di polizze assicurative prive di connessione con il finanziamento, realizzando in tal modo una “pratica legante” tra i prodotti bancari e assicurativi, in violazione degli artt. 242)Pratiche commerciali aggressive e 253)Ricorso a molestie coercizione o indebito condizionamento, comma 1, lett. a), del Codice del Consumo. Tali condotte sarebbero finalizzate a limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento in questione, nella misura in cui le imprese prospettano ai consumatori – intenzionati a richiedere prestiti – di poter accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo le menzionate polizze assicurative, che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, attuando un abbinamento forzoso tra le due tipologie di prodotti.

La prassi indagata è un argomento più volte affrontato in chiave criminologica4)ad esempio: assicurazioni e TAEG nel credito al consumo; ABF nullità TAEG contratto di credito al consumo.

Un primo effetto dell’intervento dell’ AGCM è quello di minare, di fatto, il precipitato logico delle decisioni del collegio di coordinamento ABF 10617-10620-10621/2017.

Il collegio di coordinamento – come i collegi territoriali – di fatto ha sempre escluso come obbligatorie le polizze non a tutela del credito, definendole facoltative e non imposte. L’ipotesi istruttoria dell’Antitrust è invece all’opposto, definendo tale comportamento una “pratica legante”.

Se tale pratica verrà sanzionata, l’ABF e i Tribunali non potranno non tenerne conto in quanto i provvedimenti AGCM sono “prova privilegiata”.

Cosa dicono le decisioni ABF citate in merito all’imposizione delle polizze?

Il collegio di coordinamento acconsente, al ricorrente, di assolvere all’onere della prova attraverso presunzioni gravi precise e concordanti desumibili dal concorso delle seguenti circostanze:

i) che la polizza abbia funzione di copertura del credito

ii) che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione, nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente e abbiano pari durata

iii) che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo.

La resistente è tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario attinenti alla fase di formazione del contratto, in particolare documentando, in via alternativa:
1 – di aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza;
2 – ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio;
3 – ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento’.

Sulla base di quale principio giuridico – l’ABF – impone al ricorrente-consumatore (parte debole che dovrebbe godere di particolari tutele) l’onere di dimostrare la presenza concorsuale di tutti e tre gli elementi sopra richiamati, mentre al sistema bancario (parte forte della relazione) è concesso di difendersi dimostrando solo uno degli elementi richiamati?

Le decisioni non chiariscono su quale principio giuridico e/o logico il collegio abbia fatto perno per determinare la ripartizione – squilibrata – dell’onere della prova.

Il punto 1 – a difesa della banca è condivisibile a patto che siano correttamente calcolati i TAEG, con e senza polizza.

Il punto 2 – ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio. Questo elemento è certamente il più controverso.

Il collegio così si esprime: “L’erogazione di finanziamenti a condizioni del tutto analoghe a favore di soggetti con un merito creditizio omogeneo a quello del debitore assicurato, anche in assenza di polizza assicurativa, può considerarsi, infatti, un chiaro indice in favore della natura facoltativa della polizza assicurativa, che, alla luce della prassi seguita dall’intermediario finanziatore, …“.

Indice e prassi sottendono chiaramente a un’indagine – che solo l’AGCM può fare (e finalmente attivato) – sul numero di finanziamenti erogati e polizze abbinate/imposte. L’incrocio dei dati genera un dato percentuale (indice) che identifica chiaramente la prassi usata dall’intermediario.

Nelle conclusioni di un post precedente avevo – mestofelicamente – previsto gli effetti dello sbilanciamento probatorio sulle decisioni dei collegi territoriali. In anteprima segnalo il caso di un ricorrente-consumatore che assolve all’onere della prova. Parte resistente (una banca o finanziaria) all’ultimo deposita UN solo contratto di finanziamento analogo a quello del ricorso in assenza di coperture assicurative.

Tanto è bastato al collegio di Milano per non accogliere il ricorso.

Le finanziarie concedono migliaia di finanziamenti al giorno, il deposito di uno o due contratti – a fronte di tali numeri – non è una prova della prassi dell’intermediario e non deve essere accolto come chiaro indice della natura facoltativa della polizza assicurativa.

Il punto 3 – ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento.

Il diritto di recesso è una tutela potestativa in capo ai consumatori.

L’esercizio dello jusvariandi5)art. 118 TUB preclude la modifica dei tassi d’interesse ai consumatori.

Se a un contratto di credito al consumo (o mutuo) togliamo il tasso d’interesse, resta modificabile unilateralmente le sole spese di incasso rata; unica spesa che si sviluppa nell’arco dell’intero rapporto. Questa soluzione è quindi poco credibile e – nella mia esperienza – mai applicata dal sistema bancario. Tale possibile difesa, da parte dell’istituto di credito, risulta quindi poco praticabile e del tutto inutile, se non per agevolare la difesa del sistema bancario da contestazioni dei consumatori.

L’esito dell’indagine AGCM può portare a un secondo effetto rilevante; la tutela del consumatore.

I collegi territoriali ABF hanno da sempre escluso l’obbligatorietà delle polizze non finalizzate alla tutela del credito dell’istituto di credito. Tale esclusione ha influito sui diritti del cliente, ad esempio, in opposizione a decreti ingiuntivi.

<

p style=”text-align: justify;”>Il mio augurio è che l’AGCM chiarisca la “prassi legante” delle polizze a tutela del credito e non e che l’ABF adotti un modus pensandi che abbia al centro il consumatore.

Note   [ + ]

1. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
2. Pratiche commerciali aggressive
3. Ricorso a molestie coercizione o indebito condizionamento
4. ad esempio: assicurazioni e TAEG nel credito al consumo; ABF nullità TAEG contratto di credito al consumo
5. art. 118 TUB

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.